VIGNETI
Ricerca e Sostenibilità

Vermicompost

La strategia di difesa da noi usata in vigna porta ad avere zero residui nell’uva. Non usiamo diserbi né concimi chimici, né prodotti sistemici, ma trattamenti a base di alghe e sali induttori di difesa. I prodotti di copertura usati non penetrano nelle foglie e nell’uva; quelli che si dilavano meno facilmente con le piogge vengono usati solo nella prima parte della stagione vegetativa della vite: dalla fioritura in poi si usa solo il rame che è facilmente dilavabile. Perciò nelle bucce, e quindi anche nelle vinacce dopo la vinificazione, non ci sono residui dei trattamenti né metalli pesanti. Ne è la prova il fatto che, se così non fosse, i lombrichi rossi californiani con cui produciamo il prezioso terriccio che costituisce l’unico concime per le nostre vigne, non le mangerebbero per trasformarle in humus. Dal 2010, infatti, grazie a un decreto ministeriale, i sottoprodotti della vinificazione, come le vinacce, possono essere destinate anche ad usi alternativi alla distillazione. Da allora ai lombrichi, oltre agli stralci della potatura e al letame di bovini e di cavalli, diamo anche le vinacce. Per proteggere le viti stiamo sperimentando trattamenti esclusivamente a base di alghe e composti microbiologici, come detto, ma anche di «tea compost», un’infusione del vermicompost da noi prodotto che, ossigenato, arricchisce l’acqua di microorganismi utili e competitivi con le principali malattie della vite.

Vita del terreno

Proprietà Sperino ha proceduto, con l’obiettivo di aumentare la vita del terreno, a “zonare” l’intera azienda sulla base di analisi fogliari, del picciolo, dell’acino e del terreno sia a livello chimico-fisico sia, soprattutto, di biomassa e di respirazione microbiologica. A ciò si è aggiunto lo studio specifico delle diverse erbe presenti grazie alla collaborazione di un botanico, mentre un entomologo si sta occupando di estendere la “zonazione” anche ai tipi di insetti, specialmente in relazione alla presenza di insetti predatori e impollinatori. Ciò ci permette di esprimere al massimo le peculiarità di ogni parcella e di guidare la natura senza mai lasciarla a se stessa, ma nemmeno opprimerla. Ogni anno spediamo i grappoli di ciascuna vigna al laboratorio dell’Istituto agrario di San Michele all’Adige per analizzare, comprendere e caratterizzare sempre di più questo territorio.

Lo Spanna:
il biotipo di Nebbiolo dell’Alto Piemonte.

In azienda c’è una vigna sperimentale dove nel 2005 il Cnr dell’Università di Torino ha piantato i cloni delle vecchie viti locali il cui materiale è stato raccolto tra il 2003 e il 2004 nei vigneti della zona. Dopo circa 15 anni di selezione e sperimentazione, di vendemmie e di micro vinificazioni effettuate sulla discendenza delle piante madri recuperate nei vecchi vigneti dell’Alto Piemonte, il Cnr ha individuato i cloni di Spanna, il biotipo di Nebbiolo locale, quello delle aree pedemontane di Nord-Ovest, così come nelle Lannghe ci sono i biotipi Lampia e Michet, in Valle d’Aosta il Picotener e in Valtelina il Chiavennasca. Nel 2017 abbiamo piantato la prima vigna (una parte di Monfalcone) con barbatelle di solo Spanna.

Giovinè – Bellezza dalla Natura

Un altro uso delle vinacce, in un’ottica di economia circolare, è la produzione di una linea di cosmetici dalle proprietà antiossidanti. Si chiama giovinè ed è nata dall’idea di dare una seconda vita alle vinacce risultanti dalla vinificazione delle nostre uve. Esse diventano una risorsa preziosa per la pelle. L’ingrediente cardine dei cosmetici giovinè è l’estratto ottenuto dalla macerazione delle bucce che contengono polifenoli, antociani e resveratrolo, antiossidanti per natura.

Scopri di più sul sito web di giovinè: 

www.giovinebellezzadallanatura.it/

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